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Ritorno alle origini

Dopo aver dedicato il mese di gennaio alle cave di estrazione della mia zona, ho voluto approfittare del clima mite di febbraio e così spostare la mia attenzione sul Wild Lake Soncino in provincia di Cremona.
Ed è proprio in queste meravigliosa riserva naturale che io e tanti altri carpisti Lombardi muovevamo i primi passi nel mondo del carpfishing, immersi in un contesto floro/faunistico davvero unico.

Al mio arrivo al Wild Lake, subito, all’entrata un gruppo di fagiani mi dava una sorta di benvenuto in quel che da ragazzo ritenevo un luogo magico, dove far diventare realtà le avventure che leggevo sulle prime riviste di carpfishing comprate in edicola, solo a pensarci, sembra di parlare di preistoria. Il Wild Lake è per me ancora oggi l’unico luogo dove sentirmi libero, svuotato da ogni tipo di pressione della routine giornaliera, un ambiente dove sentirsi veramente “vivo” e ogni volta mi permette di rivivere sensazioni di scoperta.

Con grande piacere e un pizzico di stupore ho potuto notare da subito che tutto è rimasto come la mia memoria aveva registrato, questo, grazie alla proprietà e ai gestori ma con un’aggiunta di qualche comfort che una riserva di qualità deve avere.

Ho scelto di prenotare la stessa postazione per due weekend da tre notti di fila, ora che si può farlo anche online, mi è risultato facile programmare le mie uscite comodamente da casa, tutto questo va dato merito all’attenta gestione. Pescare al Wild Lake vuol dire utilizzare la barca, conoscere l’uso dei materiali da usare e preparare il proprio set di pasturazione a dovere e tutte queste informazioni le ho recuperate guardando il sito, telefonando al gestore Andrea e mettendoci del mio (cosa che ogni carpista dovrebbe fare).

Quindi si parte: per quanto riguarda l’attrezzatura ho scelto canne da 10 ft, shock leader del 0,60, ami del due molto resistenti, per quanto riguarda pasturazione ho scelto di affidarmi quasi completamente a CC Moore con boiles Pacific Tuna e Odyssey miscelando nel secchio diametri 24 e 20 mm. Su consiglio del gestore, ho utilizzato anche del pellet al pesce precedentemente bagnato con Odyssey e Pacific Tuna liquid.
La mia tecnica di pasturazione è stata quella di buttare in acqua circa 1 kg sopra ogni innesco e un altro kg nelle vicinanze dello spot.

Per quanto riguarda l’innesco ho utilizzato boilies con innesco doppio del 24, singole del 24 e anche una singola boilies tagliata per un quarto e alleggerita con mezza Odyssey pop up.

La prima notte con l’acqua a 6 gradi ho registrato 5 partenze con due pesci di ottima mole e rara bellezza, (proprio come tanti anni fà!) le leggendarie fully scalled delle ex cave Danesi.

La seconda notte la temperatura scende, ma sono riuscito a mettere in fila tre partenze, uno di questi pesci dal peso di 16kg, il più difficile, un combattimento adrenalinico tra gli ostacoli.

Ancora una volta mi ritrovo davanti al mio caffè bollente, al tramonto in solitaria, estremamente rilassato, soddisfatto di aver avuto i risultati previsti grazie alle esche CC Moore, e anche un pochino alla mia tecnica imparata negli anni dai.. 😀
E mentre osservo la migratoria tornare nella riserva mi sento dentro un mix di emozioni incredibili, dato da un luogo che ancora, anche se sono passati diversi anni dalla prima volta, mi ha permesso di rivivere le stesse memorabili sensazioni, le stesse carpe immacolate, forti e sane, con livree che solo madre natura può creare.

Insomma, ogni volta che le canne toccano l’acqua è un po’ come tornare alle origini.

Giorgio Moccaldi

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